Arianna Fontana: la resilienza di non confondere il proprio valore col risultato

A 35 anni, Arianna è l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici.
Nella finale dei 100 metri short track avrebbe potuto aggiungere un’altra medaglia e superare ogni record.

E invece no.
Un contatto con un’avversaria la spinge fuori dal podio.
Quarto posto.
Arrabbiata?
Sì, molto.
Delusa di sé stessa?
No. Assolutamente no.

Ed è proprio qui che si vede la differenza tra una grande atleta… e una grande mente.

Il confine tra valore e risultato
Molti atleti, dopo una sconfitta così, mettono in discussione tutto:
la propria preparazione, il proprio talento, il proprio valore.Arianna no.
La sua forza sta in una consapevolezza rara e potente:
il risultato non definisce chi sei.
Non è il numero accanto al nome a raccontare una carriera.
Non è una gara a determinare il valore di una persona.
Questa distinzione è il vero pilastro della sua stabilità mentale.

Il vero podio: le relazioni che sostengono
Dopo la gara, Arianna ha condiviso parole che raccontano più di qualsiasi medaglia:

“Mi sostenete sempre. Indipendentemente dal numero accanto al mio nome… Con voi posso essere me stessa. Anche fragile. Anche ferita. Anche stanca.”

In queste parole c’è il cuore della resilienza.

Non si tratta di essere sempre forti.
Si tratta di avere uno spazio in cui poter essere anche fragili, senza perdere valore.

Famiglia e team diventano così il vero podio:
quello che non si vede, ma che sostiene ogni ripartenza.

La resilienza autentica
La resilienza non è resistere a tutti i costi.
Non è nascondere la rabbia o la delusione.

La resilienza autentica è:

  • sentire la frustrazione
  • accettarla
  • e rialzarsi dentro, prima ancora che nella performance

Arianna incarna perfettamente questo processo.
Non nega ciò che prova, ma non permette a quella emozione di distruggere la fiducia costruita negli anni.

La lezione per ogni atleta (e non solo)
La sua storia ci insegna qualcosa di fondamentale:

  • il vero antidoto alla delusione non è evitare la sconfitta
  • è avere accanto persone che ti ricordano chi sei oltre il risultato
  • è costruire un’identità che non dipende da una gara

Perché quando il valore personale resta intatto, anche dopo una caduta,
la ripartenza è inevitabile.

E adesso?
Arianna Fontana non è definita da un quarto posto.
È definita dalla sua capacità di restare integra, lucida, presente.
E proprio per questo motivo, tornerà, ha già annunciato di volersi preparare per le prossime Olimpiadi!
Perché chi possiede questa forza mentale non si limita a competere.
Continua a crescere. Sempre.

Quando la mente blocca il talento: caduta e rinascita di Ilia Malinin

Alle Olimpiadi ogni atleta porta sul ghiaccio non solo il proprio talento, ma anche il peso delle aspettative, delle paure e dei sogni di una vita.
La storia di Ilia Malinin, nella finale olimpica di pattinaggio di figura, è una delle più intense e rivelatrici dal punto di vista mentale.

Soprannominato “Quad God”, Malinin è arrivato ai Giochi come il grande favorito per l’oro.
Il suo talento tecnico sembrava quasi imbattibile: salti quadrupli straordinari, potenza, precisione, interpretazione artistica.
Eppure, proprio nel momento più importante della sua carriera, qualcosa si è incrinato.
Durante la finale olimpica, Malinin ha vissuto quello che nello sport viene definito “choking”: la pressione mentale blocca la naturale espressione del talento. Così la performance che avrebbe potuto essere il momento più alto della sua carriera sin ora si è trasformata in:

>Cadute disastrose.
>Errori in sequenza.
>Una prova lontana da quella che il pubblico e gli esperti si aspettavano.

 

 

Dietro quei momenti sul ghiaccio c’era una tempesta invisibile:

aspettative altissime di risultato
pressione dei media
pressione del padre allenatore
paura di non essere all’altezza

Quando la “mente razionale” prende il controllo totale, interpreta la situazione come molto complessa e la ritiene ingestibile, genera scenari di tutto quello che potrebbe andare storto:  il corpo perde spontaneità e l’azione non è più naturale, diventa controllata, rigida.

E così Malinin non è riuscito a entrare in quello “stato di Flow” che aveva sempre caratterizzato le sue migliori prestazioni

Lo sguardo che pesa più di una caduta
alla fine del suo programma, un momento ha colpito molti osservatori:
lo sguardo del padre, allenatore, visibilmente deluso e per niente empatico.

In quei momenti l’atleta è estremamente vulnerabile.
La fiducia può incrinarsi, la voce critica interna diventare ancora più forte.
Malinin ha espresso tutta la sua frustrazione con parole molto forti:
” «Niente fa più male che fare del proprio meglio e non essere comunque abbastanza.»”
Una frase che racconta il dolore profondo che può nascere quando l’identità dell’atleta si lega troppo al risultato.

Il segnale della rinascita
La vera storia, però, non si è conclusa con quella finale.
Al gran galà, Ilia Malinin è tornato sul ghiaccio in modo completamente diverso.
Indossava una felpa con una parola simbolica: F E A R scritta al contrario.
Un messaggio potente: guardare la paura da un’altra prospettiva.
Quella performance non era una gara. Era un atto di trasformazione e di riconciliazione con sè.
Malinin ha dimostrato a sé stesso qualcosa di fondamentale: poter essere un campione anche quando fallisce.

Accettare la fragilità per diventare più forti
La vera svolta mentale è arrivata proprio lì: nell’accettazione.
Accettare di essere un atleta che può sbagliare.
Accettare la vulnerabilità senza combattere contro sé stesso.
Quando un atleta smette di fare la guerra alle proprie fragilità, si apre uno spazio nuovo: quello della crescita e  di voler affrontare sfide sempre più impegnative con coraggio.

Probabilmente, nella sua prima Olimpiade, è mancata una preparazione mentale sufficiente per gestire un evento di quella portata.

La pressione delle aspettative ha lasciato troppo spazio alla mente razionale, generando una tensione impossibile da gestire.

La “mental toughness” dei veri campioni  si vede proprio dopo una caduta.
Un grande atleta non si definisce solo dalle vittorie.
Si definisce da come interpreta le sconfitte, da come accetta di poter fallire nel momento in cui si mette in gioco alzando sempre più la sua asticella. 

Malinin ha scelto di trasformare una delle prove più dolorose della sua carriera in un’opportunità di crescita.
Perché nella testa di un vero campione c’è questo pensiero:
“Imparo di più da una sconfitta che da una vittoria.”
E proprio da un momento che brucia dentro, nasce la sua forza per tornare sul ghiaccio — e nella vita — ancora più forte di prima.

Federica Brignone 2 ori olimpici: la potenza della gratitudine e del Flow.

Quando guardiamo una medaglia d’oro olimpica vediamo il risultato.
Ma dietro quel momento c’è sempre qualcosa di invisibile: lo stato mentale dell’atleta.La storia di Federica Brignone alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è un esempio potente di quanto la mente possa diventare alleata della performance.

Super campionessa, un palmarès straordinario, ma anche un terribile infortunio che avrebbe potuto spezzare la fiducia di chiunque.
Eppure proprio da quella fragilità è nata la sua forza.

La gratitudine come motore della performance
Dopo un infortunio grave, la priorità di un atleta cambia.
Non è più solo vincere.
È tornare a fare ciò che ama.
Per Brignone il punto di partenza è stato proprio questo:
una profonda gratitudine per essere guarita e poter essere di nuovo competitiva e per poter tornare a scendere sulla neve.
Questa gratitudine ha trasformato la pressione in energia.
La gara non era più un giudizio, ma un privilegio.

La dedizione invisibile
Dietro ogni grande ritorno c’è un lavoro che nessuno vede.
Recuperare da un infortunio richiede disciplina, pazienza e fiducia.
Allenamenti ripetuti, riabilitazione, momenti di dubbio.
La differenza sta nella dedizione assoluta al processo, giorno dopo giorno, senza scorciatoie dando prova di una residenza instancabile.
Brignone ha costruito la sua vittoria molto prima della partenza dal cancelletto.

La forza della visualizzazione
Uno degli strumenti mentali più potenti nello sport di alto livello è la visualizzazione.
Federica ha ricreato nella mente le sue discese:il ritmo, la traiettoria, il contatto con la neve, riprendere il controllo della gamba infortunata e fidarsi che quella gamba avrebbe potuto sopportare le sollecitazioni in pista.
Soprattutto, ha costruito dentro di sé una certezza fondamentale:
la gamba avrebbe funzionato.
Quando il corpo e la mente parlano la stessa lingua, la performance diventa naturale.

Zero aspettative, massima presenza
Un elemento chiave del suo successo è stato sorprendente:
nessuna ossessione per il risultato.
Niente pressione esterna.
Nessun bisogno di dimostrare qualcosa.
Solo il desiderio di immergersi completamente nell’azione, con quella naturalezza che ha sempre caratterizzato il suo modo di sciare.

Il segreto: il Flow
Quando tutti questi elementi si incontrano — fiducia, presenza, libertà mentale — accade qualcosa di speciale.
Si entra nello stato di Flow:
quando si affronta una sfida stimolante che ci assorbe completamente. In quel momento  tutto scorre, il corpo si muove senza sforzo e la mente è completamente nel presente.
Per Brignone, a Milano Cortina 2026, questo stato è stato totale.
Non stava pensando alla medaglia.
Stava sciando nel modo più autentico possibile.
Il risultato?
Due ori olimpici.

La lezione per tutti noi
La storia di Federica Brignone ci ricorda una verità semplice ma potente:

  • la gratitudine libera la mente dalla pressione
  • la fiducia costruita nel lavoro crea sicurezza
  • la presenza nel momento genera il Flow

E quando accade, il talento può esprimersi senza ostacoli.
Perché spesso le grandi vittorie nascono così:
non dalla ricerca ossessiva del risultato,
ma dal coraggio di immergersi completamente nel gesto che amiamo fare che ci ha appassionato da sempre.

 

Olimpiadi Milano Cortina 2026: Le Lezioni Mentali che Trasformano “Atleti in Leggende”

Milano Cortina 2026 ha mostrato con straordinaria chiarezza quanto la mente possa amplificare un talento… o spegnerlo.
Dietro medaglie, cadute, sorprese e delusioni si sono rivelati alcuni asset mentali ricorrenti, comuni a chi ha saputo liberare il proprio potenziale e a chi invece è rimasto intrappolato nella pressione.

Il fuoco del braciere olimpico ha bruciato dentro a ogni atleta, risultando in uno spettacolo ricco di contenuti umani.

In sintesi, dalle performance degli atleti emergono quattro grandi temi:

1️⃣ La leggerezza che crea Flow

Lo stato mentale che ha permesso a campioni come Federica Brignone e Alysa Liu di eccellere nasce da:
>basse aspettative
>divertimento autentico
>gratitudine
>presenza totale nel gesto tecnico

La performance è diventata naturale, fluida, libera.


2️⃣ Il ruolo protettivo del supporto umano

Atlete come Arianna Fontana hanno mostrato che il vero antidoto alla delusione non è evitare la sconfitta, ma avere accanto persone che ricordano chi sei oltre il risultato.
Supporto, fiducia e identità integra sono ciò che trasforma una caduta in resilienza.


3️⃣ La pressione che blocca e soffoca il talento

Nel caso di Ilia Malinin, la somma di aspettative, paura e giudizio ha generato choking: la mente si è intasata e ha consumato energie  su ciò che non dipende direttamente dall’atleta, il Flow si è svuotato.


4️⃣ La vulnerabilità come leva di rinascita

Le Olimpiadi 2026 hanno mostrato che la crescita nasce dall’accettazione delle proprie fragilità: dagli errori, dalla paura, dal coraggio di guardarsi dentro senza difese.


Questi temi saranno approfonditi nei prossimi articoli:

  • Brignone – La potenza del Flow e della gratitudine

  • Iu – Rinascere scegliendo la felicità come strategia mentale

  • Fontana – La resilienza di chi sa separare valore personale e risultato

  • Malinin – Voltare pagina e guardare avanti dopo il chocking alla finale olimpica 

 

Guardare indietro per andare più lontano: come valuti la stagione 2025?

E’ arrivata la fine della stagione  2025.
Eppure questo momento non è un traguardo: è una soglia, un passaggio fondamentale.
Ora hai l’occasione di fermarti, respirare e trasformare tutto ciò che hai vissuto nel carburante per la stagione che sta per iniziare.
Hai voglia di guardare alla tua annata con lucidità e senza giudizio?Lascia da parte critiche e auto-valutazioni affrettate: prova semplicemente a capire.
Riconosci i momenti migliori, i successi piccoli e grandi, e quegli istanti in cui sei riuscito a superare ostacoli che sembravano bloccare il tuo cammino.
Quali atteggiamenti ti hanno sostenuto? Quali strategie hanno funzionato davvero?
Allo stesso tempo puoi osservare—con la stessa serenità—le battute d’arresto, i giri negativi, i momenti in cui le emozioni ti hanno portato sulle montagne russe.
Ci sono limiti che oggi potresti trasformare in obiettivi di crescita?
Situazioni che ti hanno messo alla prova e che ora possono guidare il tuo sviluppo?
Ogni gara, ogni allenamento, ogni scelta racconta qualcosa di te.
Saperla ascoltare è il primo passo per evolvere come atleta.
Diamo allora un nome alle difficoltà affrontate e superate, e individuiamo quei dettagli che distinguono una buona prestazione da una prestazione straordinaria.
Preparare la nuova stagione non significa stilare una lista di buoni propositi: significa costruire una mappa solida, fatta di obiettivi chiari, metodi efficaci, programmazione delle gare chiave e un atteggiamento capace di trasformare la resilienza in forza quotidiana.
Guardare indietro, adesso, serve a creare slancio.
Trasforma l’esperienza in visione, la visione in azione, l’azione in risultati.
La nuova stagione è già iniziata:  tu sei già un passo avanti.

Post Shot Routine: sei uno che “Risponde” o che “Reagisce”?

La “Routine Pre Shot” è sicuramente nota a tutti i golfisti e la gran parte di noi la utilizza con successo, ma se parlo di “Post Shot Routine” ?

Dopo l’esecuzione di un colpo, bello o brutto che sia, che cosa succede?
Quanta emotività entra in gioco? Sai distinguere quello che non puoi controllare e che consuma le tue energie da quello che dipende solo da te e che condiziona l’andamento di un giro?

Faccio un esempio: dopo un cattivo rimbalzo o dopo un putt che esce malamente dalla buca puoi  ritrovare lucidità per il colpo successivo e   controllare questa situazione?

Dopo aver fatto un birdie o un recupero inatteso, sei pieno/a di adrenalina, “gasato” quindi  attacchi con strategie aggressive la buca successiva?

Adesso entra in gioco la Post Shot Routine:
Trova una sequenza di gesti e di parole che ti aiutino a rimanere neutrale e a “rispondere” invece che a “reagire”.
Rispondere prevede un atteggiamento neutro di osservazione oggettiva, ad esempio guardare all’esito del colpo come se fosse un video, descrivere che cosa è successo e  dare un voto da 1 a 10 alla soddisfazione dell’esito e dell’esecuzione.
Reagire ti coinvolge emotivamente e ti esalta se tutto è stato soddisfacente o ti fa arrabbiare e frustrare se l’esito è stato negativo. Qui le emozioni si accavallano come una valanga e sono difficilmente controllabili.

Viene nominata la sfortuna, parole d’insulto a sé stessi che minano la fiducia, bastoni che volano in aria o si arrotolano su rami. In alternativa ti senti onnipotente e capace di fare le strategie più aggressive magari prendendo rischi esagerati

Cosa succede dopo?
Puoi andare con calma e valutare la strategia migliore per il colpo successivo se sei stato resiliente, oppure affrontare la nuova situazione carico di adrenalina, desideroso di forzare l’esito della buca o del giro con conseguenze poco prevedibili e spesso disastrose.

Ti ho appena descritto l’ottovolante o rollercoaster delle emozioni

La capacità di rispondere è qualcosa che puoi controllare e che dipende solo da te, puoi usare la respirazione per fermare i pensieri negativi o le aspettative di vittoria (vincere non dipende solo da te).
Se ti Fermi un attimo, descrivi quello che vedi e che senti con oggettività potrei riprendere il controllo – “Fermati – Pensa – Agisci”
Usa con te stesso delle parole d’incoraggiamento invece degli insulti – “Self Talk Positivo”
Dopo la gara fai un piccolo diario dove descrivi le situazioni di gioco che hai affrontato, se hai usato o meno la ”Post Shot Routine” e  quali conseguenze ha avuto sul colpo successivo.
Rivaluta quanta attenzione hai messo su ciò che dipende solo da te e che puoi controllare.
Nel momento in cui ti fermi e scrivi, il giro viene inquadrato in modo oggettivo.

La Post Shot Routine si può allenare?
Certo che sì! Inizia a farlo  fuori dal campo, decidendo come rispondere ai contrattempi della vita di ogni giorno.
Trasformali in occasioni per mettere alla prova la tua nuova capacità di rispondere invece che reagire.
Il golf insegna non solo grazie alle vittorie ottenute, ma grazie a quello che puoi imparare a conoscere di te stesso e del processo di crescita personale che continua per tutta la vita.
Quando potrai rispondere con lucidità invece che reagire d’impulso, avrai la consapevolezza di poter affrontare sfide difficili o intense senza cadere nella spirale delle emozioni devastanti, allora ti sentirai una persona forte e resiliente in controllo delle situazioni.

Stallo di Performance: Vuoi uscirne?

Il tuo gioco si è arenato dopo una lunga serie di gare? Fai fatica a ritrovare la spinta per giocare con entusiasmo?
Molti giocatori sperimentano questa condizione di plateau, di “burn out” o di calo della qualità della loro performance rispetto al passato.
Il risultato è che passa la voglia di allenarsi e non si vedono miglioramenti malgrado l’impegno: c’è un calo generale dell’intensità con cui si va in campo e spesso ci sono dei buchi di concentrazione in gara.
Piano piano viene erosa la fiducia in sé come giocatori e diventa difficile confrontarsi con la pressione della gara così si perde il divertimento di affrontare le sfide.
E’ una spirale negativa che fa crollare sempre più la motivazione e il piacere intrinseco per il gioco.

Se hai sperimentato qualcuno di questi segnali e vuoi riprenderti, è necessario intervenire con decisione per invertire la tendenza da subito, prima che si consolidi con generalizzazioni dannose.
La motivazione non ricomparirà da sola all’improvviso,  devi impegnarti con un buon piano d’azione per rinforzarla ogni giorno, ecco qualche spunto:

>Evita di dare peso solo al risultato numerico o alla classifica: giudicare continuamente l’andamento dello score, ti predispone ad un ottovolante di emozioni.

>Togli pressione al tuo gioco concentrandoti solo sul tuo piano di gioco per ogni buca e su una buona routine prima di ogni colpo.

>Ogni giorno riconosciti il merito per i miglioramenti che ottieni, anche un piccolo obiettivo raggiunto, va apprezzato. Alla fine di ogni giro rivedi i colpi che hai giocato bene e che ti hanno dato soddisfazione, metti questi nel tuo album dei ricordi.

>Celebra le piccole vittorie di ogni giorno, qualcosa per cui essere grato, qualcosa che hai fatto bene

Questo atteggiamento ti porta fuori dal rimuginare continuamente su tutto quello che è andato storto o che manca ancora al tuo gioco e ricarica la tua motivazione / energia mentale

Visualizzati migliorare di giorno in giorno: immaginati a tirare i tee shot più lunghi e precisi
Sentiti capace di fare bei colpi di recupero
Visualizzati mentre fai putt con fiducia

La visualizzazione fuori campo, migliora la tua capacità motoria e installa fiducia nella mente

Sfida te stesso e il tuo atteggiamento in ogni giro:
Come reagisco  ad un putt sbagliato?
Resto con la mente nel presente dopo un colpo sbagliato o una buca andata male?
Sono lucido per affrontare un colpo alla volta?
Ho voglia di trovare nuovi schemi di allenamento?

La continuità di gioco sempre uguale e sempre ottimale è un falso mito!
Siamo diversi ogni giorno e giochiamo in condizioni diverse ogni giorno!
Alla fine di tutto vuoi tenere ben chiaro dentro di te la risposta a queste domande “perché gioco a golf?”
“che cosa mi porta a tornare in campo ancora e ancora”

Quello che tu sogni di diventare come golfista è il miglior motore per ritrovare il piacere del gioco e la voglia di andare avanti.

Rory McIlroy vince The Masters 2025: elogio del coraggio e della resilienza

Il giorno più bello della mia vita golfistica: così Rory ha definito la sua vittoria al Masters 2025 e la conquista del posto nell’Olimpo dei giocatori che hanno portato a termine il Grande Slam.
Ha cercato questa vittoria per 17 anni, quest’anno però la sua perseveranza e la sua capacità di reagire agli errori hanno dato il frutto tanto desiderato.
Ha continuato a credere nel suo sogno e non ha mai mollato neppure dopo il disastro fatto nell’ultimo giro del Masters 2011 quando era in testa e nelle ultime 9 buche è finito 10 colpi dietro al vincitore.
Oggi quando ripensa a quel giro, vede il giocatore di allora come giovane e inesperto rispetto alla tensione che il Masters ti mette addosso, ma la sua grande forza è stata quella di entrare in una mentalità di crescita e di imparare dagli errori anche gravi.
Ha fatto un viaggio dentro di sé per riportare a galla la sua parte migliore  e non ha mai visto quella giornata come un fallimento, ma piuttosto come una conferma delle sue capacità che lo avevano portato ad essere leader dopo 3 giri.

Che cosa insegna questa vittoria del 2025 da un punto di vista dell’atteggiamento?

Nervosismo al tee della 1:  si sentiva tesissimo e ha accolto questa tensione come necessaria per poter competere al massimo delle sue capacità, sapendo che andava tenuta nell’intensità giusta per lui

Errori iniziali: Rory ha dichiarato che il doppio bogey della 1 lo ha aiutato a mollare la tensione eccessiva e a ritrovare il suo gioco

Otto volante delle emozioni: tutto il suo giro è stato caratterizzato da colpi straordinari e da errori che avrebbero potuto essergli fatali, ma ha ritrovato ogni volta un equilibrio interiore.
Lui stesso ha detto di aver dovuto combattere una battaglia principalmente con sé stesso  per mantenere la mente nel presente.
Quando ha avuto fortuna nei rimbalzi…. tutto sommato pensava di meritarsela grazie alla dedizione e all’ottimismo che gli ha permesso di inseguire il suo sogno malgrado le tante difficoltà.

Peso delle aspettative: per anni ha sentito giocatori come Jack Nicklaus e Tiger Woods dire che lui avrebbe potuto e  dovuto  vincere il Masters e questo è stato per lui un peso che lo ha frenato finché non è riuscito a giocare 4 giri concentrandosi solo sul presente….colpo per colpo

Coraggio e pazienza: ha dimostrato il coraggio di fare quei colpi straordinari che solo i grandi Campioni possono fare in situazioni difficili e la pazienza di accettare e reagire  agli errori che avrebbero potuto nuovamente costargli la vittoria.
Non è caduto nella trappola di dire a sé stesso “ecco ci risiamo, anche questo Masters mi sta sfuggendo di mano” dopo il putt sbagliato alla 18 che lo ha portato al Play off con Justin Rose.

Gratitudine: prima di andare la play off il suo caddie ha fatto leva sulla gratitudine dicendogli: “avresti firmato se lunedì ti avessero detto che domenica saresti stato qui a giocare il play off per la vittoria!”
queste parole  gli hanno  permesso di resettarsi e ritrovare il suo flow per giocare la 18 in modo straordinario e chiudere con un birdie.

Tutto questo è il frutto di anni di lavoro, sul gioco e sulla mente, di una perseveranza che gli ha permesso di rialzarsi e di andare avanti anche quando ha avuto delle battute di arresto nella sua carriera golfstica e le vittorie non arrivavano.
Ha continuato a rimanere “un eterno ottimista” come lui stesso si è definito nell’intervista a fine Masters.

Fiducia in te come Atleta: strategie per svilupparla e mantenerla

La fiducia nelle proprie capacità di gioco è fondamentale per per poter dare il meglio in gara e ancor di più nei Tornei di alto livello.

Quando guardo i giocatori in campo pratica prima di  un Campionato o di un torneo di Professionisti, vedo un livello di gioco altissimo, tutti colpiscono la palla in maniera impeccabile. La gara però mostra risultati molto diversi tra loro.

Che cosa condiziona questa differenza? >L’atteggiamento e la fiducia in sé come atleti/e

La maggior parte degli Atleti/e ha un’idea su che cosa mina la loro fiducia in campo, raramente però spendono il loro tempo per approfondire i fattori di successo.

Vediamo che cosa mina la fiducia nel golf:

> Preoccupazione di fare brutti colpi
> Self-talk negativo o continui giudizi negativi dopo ogni colpo non perfetto
> Confronto del proprio gioco con quello degli altri
> Rimuginare sugli errori e riviverli mentalmente ( si pensi ai colpi sopra l’acqua o ad un importante putt sbagliato)
> Incapacità di contrastare le distrazioni in campo
> Poca abitudine alla pressione della gara
> Paura di deludere gli altri (Coach, Compagni di Squadra, Genitori ecc)
> Interiorizzazione delle critiche (spesso non costruttive) ricevute  dagli altri sul proprio gioco
> Tralasciare la preparazione atletica e non mettere impegno e costanza nella pratica

Questo elenco potrebbe essere ancora più lungo e ti invito a riflettere su cosa aggiungeresti per te stesso come Atleta.
Ora che hai individuato le trappole della tua fiducia, puoi iniziare a contrastarle e a costruire una fiducia forte e consistente.

 


Come si possono superare le trappole della fiducia?

> Concentrati su i tuoi punti di forza e i successi che hai avuto in gara
> Concentrati su tutto ciò che puoi controllare e che dipende solo da te e dal tuo impegno, piuttosto che concentrarti su fattori esterni
> Stabilisci un percorso fatto di piccoli obiettivi realistici da raggiungere durante tutta la stagione
> Sviluppa un atteggiamento di crescita: impara  dagli errori per migliorarti
Investi tempo ogni giorno per costruire fiducia attraverso la visualizzazione della strategia per  affrontare varie situazioni
> Usa un self talk positivo durante la giornata e in campo
> Rileggi le gare per fare un piano di miglioramento in allenamento
> Guarda alle difficoltà come a delle sfide in cui investire le tue energie

Costruire la fiducia è un lavoro attivo da fare ogni giorno, con gesti semplici ma potenti che renderanno la tua fiducia più solida e duratura.
Chiediti: quello che ho fatto oggi, mi ha fatto fare un passo avanti verso il mio obiettivo stagionale?

Quando avrai intrapreso queste azioni, vedrai come la tua performance in gara migliorerà sotto pressione.
Ora che hai identificato ciò che potenzia la tua fiducia, prendi un impegno con te stesso/a per lavorarci sopra e raccogliere i risultati.

 

ATP Finals e Coppa Davis: Cosa fa di Sinner il N°1 al mondo

Un anno fa scrivevo sulla “Mental Toughness” di Sinner che aveva perso in finale da Djokovic nelle ATP finals 23 (http://www.camilladettori.it/?p=859
Il 2024 ha dimostrato tutta la forza mentale di questo grandissimo campione, confermandolo vincitore nelle sfide su campo e vincitore morale nelle sfide che gli si sono presentate con il processo per doping.
Questo processo avrebbe potuto consumare tutta la forza di Sinner in campo, ma non è stato così.

Acoltando sue interviste sono rimasta colpita da:
>la sua motivazione a migliorarsi in continuazione anche dopo aver dimostrato capacità tecniche superlative
>la sua voglia di allenarsi con grande intensità
>la capacità di guardare alla sua performance con lucidità e, senza cadere nel perfezionismo, vedere quali aspetti possono ancora essere migliorati.

 

 

 

 

Quello che  rende veramente  Sinner il N°1 al mondo lo ha dichiarato lui in più di un’intervista:
“ho scelto di restare concentrato solo su quello che posso controllare al 100%; spendo su  questi aspetti il 100% delle mie energie”

Concentrarsi sulla vittoria non funziona, questo non dipende solo da lui e non può controllarlo al 100%

Dove orienta la sua attenzione?

>sugli aspetti indispensabili ad esprimere un altissimo livello di gioco
>sul mantenere viva la fiducia in sé come tennista e come persona
>sul costruire la sua fiducia basandosi sulla serietà e la qualità della sua preparazione
>sulla consapevolezza di poter portare termine anche gli incontri più complicati, pur avendo ben in mente che molte cose impreviste e non controllabili possono accadere.

La fiducia in sé come tennista, non vacilla dopo un set andato male, o dopo un match perso ( a dire il vero pochi quest’anno)

Durante una partita non va sull’ otto volante delle emozioni: esaltato se fa punto, arrabbiato se perde un punto dopo un errore

Dimostra un grande controllo emotivo: le emozioni ci sono  e sono il colore del suo essere un ragazzo di 23 anni, ma non hanno il potere di travolgerlo fino a fargli perdere il “momento presente”

Tutto questo naturalmente è frutto di un lavoro profondo e continuativo, e di una stabilità affettiva al di fuori dal campo.

Per un atleta esposto così tanto alla furia mediatica è estremamente importante circondarsi di persone che lo stimano per l’uomo che è e che lo supportano dimostrandogli amicizia vera e fiducia in lui.
Persone che anche durante la bufera del processo doping, gli sono state vicine e hanno creduto nella sua onestà.

Essere circondato da persone positive permette all’Atleta di non spendere le sue energie mentali per difendersi o per dover dimostrare agli altri quanto vale, loro lo sanno già e la loro presenza è una ricarica per la motivazione dell’Atleta ad andare avanti e trovare sempre nuove sfide da affrontare.